Comunicati Stampa

The Others fair - Turin Italy

4 - 7 november 2021

TORINO ESPOSIZIONI - Padiglione 3

Via Petrarca 39/b

Opere di : Maxim Wakultschik - Juergen Norbert Fux - Yvonne Michiels

Il progetto è dedicato alla ritrattistica con tre artisti non italiani.
Yvonne Michiels (Eindhoven – Olanda) che ritrae splendide donne di colore imbevute di animisno
mediante un'atmosfera sospesa in cui la dolcezza dello sguardo trasla il concreto sopratutto grazie a
queste potenti chiome cariche di rimandi floreali, di farfalle od elementi che rimandano alla Natura.
La breve vita dei fiori riflette la breve vita dell'umanità.
Lei incorpora i fiori dei vecchi maestri nel ritratto moderno. Yvonne Michiels interpreta donne
altamente attente alla moda che vedono il mondo con a occhio fiducioso. Queste donne si
conformano all'ideale dominante della bellezza realizzabile attraverso il trucco, la moda e la
chirurgia plastica. Pertanto sono perfette.
Ma le apparenze possono essere ingannevoli. Le facciate perfette nascondono sentimenti di
insicurezza, disperazione e vulnerabilità. Queste donne stanno lottando sempre più con le minacce
di un grande mondo che viene proiettato nei capelli afro; il simbolo della libertà. L'osservatore è
direttamente influenzato dalla forte carica emotiva delle immagini.
Per Juergen Norbert Fux (Anif – Austria), il fulcro del suo lavoro artistico è la fotografia di
ritratto.
Le sue opere d'arte con oggetti fotografici invitano lo spettatore a guardare dietro la superficie.
Questo processo è tanto eccitante e complesso quanto il prodotto finito della sua arte.
La persona è immortalata nell'immagine in un modo unico. Sentimenti, paure e speranze, che
l'artista riconosce nel ritratto, si riflettono in modo emozionante. È proprio questa visione profonda
nell'anima della persona che fa i ritratti di Juergen Norbert Fux qualcosa di speciale. L'interazione
tra fotografia estetica e materiali di alta qualità consente all'artista di evolversi costantemente in
modo creativo, di vivere fantasie diverse e di perpetuare le persone in un'opera artistica speciale.
Maxim Wakultschik (nato a Minsk in Bielorussia vive e lavora a Düsseldorf in Germania) già
allievo di Jannis Kounellis, lavora sulla tridimensionalità dei ritratti ottici.
Ha bisogno di 16.000 bastoncini di legno per una delle sue opere di medie dimensioni. Solo allora
raggiunge la risoluzione desiderata e l'intensità di emozione, illusione e vibrazione a cui mira - e la
sua massima gioia di sconcertare gli spettatori e giocare con la loro percezione.
Attraverso i suoi studi empirici, arriva alle sue radici puntinistiche. Ma con i suoi punti in
movimento e luccicanti alla maniera di Seurat, porta la tecnica della pittura puntinistica a un nuovo
livello e letteralmente nello spazio. Dipingendo con luci e ombre e con strategie illusionistiche tanto
sottili quanto intelligenti, ci gioca i trucchi più belli. Wakultschik mette alla prova il senso della
vista degli spettatori e mina parametri di percezione fino a quel momento inconfutabili.
Immergendosi in fenomeni ottici di cui Goethe era già affascinato, trascina i suoi spettatori in un
mondo di superfici tremolanti; un luogo in cui si abbraccia l'inganno ottico. Dalla profondità degli
spazi ombrosi alle estremità più esterne delle sue strutture appuntite, Wakultschik dirige e
reindirizza la nostra vista.
I tre artisti proposti sono alla loro prima esperienza Italiana.
Non sono mai stati esposti a Torino.


Paola  Malato:     “Labirinti della memoria"

Il progetto di questa mostra  costituisce una tappa  di quella ricerca sulla sintesi delle arti,  che Paola Malato porta avanti da molti anni: architettura, scultura, pittura, scrittura, poesia e musica coesistono, stimolando chi assiste a venire fuori da quella prigionia mentale (che è anche esistenziale ed emotiva) che è il nostro passato, la nostra storia, la nostra cultura.
Un opening di introduzione, infatti, con le letture dell’attrice Franca Berardi e     l’accompagnamento dei violini di Elena Gallafrio e Daniela Jenna, ci introduce al tema della serata: riflettere cioè sul potere condizionante che il l’ambiente e il vissuto di ciascuno di noi hanno sullo svolgimento dell’intera nostra vita,
Tutto ha inizio quando  l’artista ritrova casualmente il vecchio diario degli anni dell’adolescenza: che emozione! Pagine di esperienze, di ansie, di paure, di pianti riemergono dal buio e in qualche modo riprendono vita in maniera diversa. Ridotte in frammenti, strappate, sovrapposte, cancellate, sottolineate,  sono state  ricomposte accavallando momenti e  situazioni  in un contesto che sembra anche un po’ confuso.…  come confusa appare la trama della vita. Perché la vita stessa è un LABIRINTO, fatto per tutti di passaggi a ostacoli o passaggi obbligati e a volte contraddittori, che con il tempo si slabbrano, sovrapponendosi oltre ogni logica successione temporale.
E così nasce la grande installazione ambientale “Labirinti della memoria”.
E così nascono le “Lettere dal passato”, i  “Sipari”,  i “Ripieghi”,  gli “Abbracci”, le “Storie”, i “Deleta”